Caccia, il Wwf vince la battaglia Stop del Tar alla pre-apertura
Scritto da Francesco Scotto di Vetta in Bracconaggio, Natura il 1 settembre 2011
Dal primo settembre le doppiette dei cacciatori tornano in azione. In attesa della stagione venatoria ufficiale, in programma dal 18 settembre al 30 gennaio, 15 regioni italiane daranno il via alla pre-apertura della caccia, con date diverse fino al 18 settembre, mettendo a rischio, secondo le associazioni ambientaliste, alcune specie di animali. In molte zone d’Italia i cacciatori avranno via libera domenica 4, ma il calendario varia sensibilmente in base al territorio. Le regioni coinvolte nella pre-apertura saranno 15: tutte eccetto il Trentino Alto Adige, il Piemonte, la Liguria, il Molise e la Campania, quest’ultima per la sentenza del Tar di Napoli.
A rivolgersi al Tribunale amministrativo regionale era stato il Wwf, puntando il dito contro l’assenza del piano faunistico che nella regione dovrebbe regolamentare la materia. Una vittoria, quella dell’associazione, che lascia l’amaro in bocca ai cacciatori campani. Il vicepresidente di Federcaccia, Antonio D’Angelo, esprime «sconforto» per la sentenza. «Sono anni che chiediamo alla Regione di fare il piano faunistico, sospeso da una sentenza anni fa e così rimasto. La verità è che le istituzioni non vogliono saperne della caccia». Il successo in Campania, comunque, per il Wwf non basta a compensare il«gravissimo impatto» della preapertura nelle altre regioni. «Si comincia a sparare quando i giovani animali non sono ancora maturi e quando sul nostro territorio sono presenti ancora molte specie migratrici protette, che possono così essere oggetto di sicuro disturbo e di possibile danno diretto», sottolinea l’associazione. Dello stesso parere anche la Lipu.
Cacciare a inizio settembre, spiega il presidente Fulvio Mamone Capria, significa «colpire popolazioni di animali che hanno appena terminato di nidificare». Tra le associazioni venatorie, il presidente nazionale di Arcicaccia Osvaldo Veneziano accusa le Regioni di «rispondere a pressioni politiche», prendendo decisioni «senza l’avallo del mondo scientifico». «La legge nazionale prevede la preapertura per alcune specie e questa possibilità – sostiene – viene manipolata dalle Regioni per aprire la caccia a specie non ancora mature, come quelle stanziali». Veneziano prevede una valanga di ricorsi al Tar. «Ad essere oggetto di contenzioso – dice – saranno sia la preapertura, sia la chiusura della caccia per alcune specie a gennaio, sia l’applicazione delle deroghe». Di fronte a un mondo venatorio «troppo diviso», Gianluca Bardelli, membro del Comitato tecnico faunistico venatorio nazionale del ministero delle Politiche agricole, invita le parti in causa a una maggiore coesione. «Da un’unità di intenti e da una piena accettazione collettiva potranno nascere eventuali proposte legislative innovative di portata generale», rileva l’esperto, secondo cui il Comitato è «la sede naturale del confronto e delle possibili soluzioni che tutte le parti possono porre all’attenzione delle forze politiche».
Fonte: La Stampa
Rischio estinzioni specie animali in oceani
Scritto da Francesco Scotto di Vetta in Ambiente il 20 giugno 2011
“Risultati scioccanti, conseguenze più gravi di quanto previsto”
Parigi, 20 giu. (TMNews) – Negli oceani è in corso una estinzione di massa delle specie marine senza precedenti, simile a quelle subite dalla terra nel corso delle ere geologiche. Il grido di allarme è stato lanciato dal rapporto pubblicato oggi, redatto da un gruppo di 27 esperti di sei Paesi che si è riunito ad aprile scorso all’università di Oxford, in Inghilterra. “I risultati sono scioccanti”, riassume Alex Rogers, direttore scientifico del Programma internazionale sullo Stato degli Oceani (Ipso) che ha organizzato un seminario con l’Unione internazionale per la conservazione della natura (Uicn) e la Commissione mondiale delle aeree protette (Cmap). “Considerando l’effetto cumulativo di quello che l’umanità ha fatto e fa subire agli oceani, siamo convinti che le conseguenze siano molto più gravi di quelle ipotizzate da ciascuno di noi”, aggiunge Rogers. Secondo il gruppo di scienziati “la combinazione delle pressioni esercitate sugli oceani dall’uomo crea le stesse condizioni che si ritrovano in ognuna delle precedenti estinzioni di massa delle specie dalla terra”. Gli “oceani del mondo intero rischiano fortemente di entrare in una fase di estinzione delle specie marine”, sottolineano gli esperti. Globalmente, il rapporto mette in rilievo come “la velocità e il tasso di degenerazione degli oceani siano più rapidi di quelli previsti”. Sotto accusa il riscaldamento degli oceani, la loro acidificazione che provoca l’ipossia (mancanza di ossigeno), l’eccessiva pesca “che ha prodotto in certi casi una riduzione del 90% di alcune specie”, lo scarico in mare di prodotti agricoli e industriali “che sta devastando l’habitat naturale”. L’oceano è “il più grande ecosistema della terra, che aiuta a mantenere il pianeta in condizioni vivibili”, ricordano gli esperti che chiedono “immediatamente l’adozione di un migliore sistema di governance dell’alto mare, ancora troppo poco protetto ma che rappresenta la maggior parte degli oceani del mondo intero”.
(Fonte Afp) Copyright TM News(c) 2011
Germano reale (Anas platyrhynchos)
Scritto da Francesco Scotto di Vetta in Schede uccelli il 16 giugno 2011
Il Germano reale (Anas platyrhynchos) è un uccello della famiglia delle Anatidae.
Morfologia: Questa specie è caratterizzata da uno spiccato dimorfismo sessuale: maschi e femmine sono molto simili nella forma, ma differiscono nel colore del piumaggio per buona parte dell’anno. Il maschio compie nel corso di un anno solare ben due mute del proprie piume, durante il periodo nuziale la sua livrea è facilmente riconoscibile: il capo e la parte superiore del collo sono di color verde splendente, uno stretto collare bianco a metà del collo separa la verde testa dal petto e dalla parte superiore del dorso che sono di un colore bruno-porporino, i fianchi e il ventre sono argentati, le spalle sono bianco-grige, l’alto dell’ala è grigio, la parte inferiore del dorso grigio-nera come il groppone e le parti inferiori finemente marezzate di nericcio sul fondo bianco-grigiastro, le copritrici superiori sono di color verde-nero e si arricciano verso l’alto, le inferiori nero-velluto e le penne remiganti grigio-cupo alla base terminano con uno specchio alare blu-violaceo orlato di bianco. Al termine della stagione riproduttiva, in estate avviene la seconda muta del maschio, le vecchie penne remiganti e timoniere indispensabili per il volo cadono per essere sostituite da delle nuove penne, anche l’appariscente abito nuziale viene cambiato con un nuovo piumaggio eclissato di colore bruno macchiettato marrone scuro (abbastanza simile a quello della femmina), che gli permette di mimetizzarsi meglio durante questo breve periodo in cui è impossibilitato a volare e vive perciò al riparo tra i canneti e le erbe alte lungo le rive dei corsi d’acqua potendo solamente camminare e nuotare. L’occhio è bruno chiaro, il becco giallo-verde ed il piede rosso-pallido. La femmina ha colori mimetizzanti: macchiata di bruno e marrone scuro, becco bruniccio, sopracciglio marrone scuro, gola beige, i fianchi hanno una colorazione più chiara: beige chiazzato marrone; le penne timoniere sono beige rigate marrone, lo specchio è blu-violaceo bordato di bianco, le zampe sono di colore arancione spento, meno vivo rispetto a quelle del maschio.
Voce: Il maschio come richiamo emette un calmo yeeb, nel corteggiamento emette una sorta di fefev-fefev-fefev. La femmina usa spesso un qua qua qua rumoroso, se mentre sta covando si assenta e viene raggiunta da dei maschi, emette un verso caratteristico que èh-èh-èh che sta ad indicare che è indisponibile ad accoppiarsi.
Habitat: Vive nelle zone umide d’acqua dolce quali: paludi, stagni, laghi e fiumi calmi, in tutte le regioni temperate e subtropicali dell’America settentrionale, dell’Europa, dell’Asia; le varietà selvagge sono state anche introdotte in Nuova Zelanda e in Australia, dal livello del mare fino a 2000 metri d’altitudine. Vive sull’acqua, e va sulla terra ferma soltanto per la nidificazione ed il riposo. Le popolazioni boreali svernano al sud, gli esemplari dell’Europa settentrionale svernano nella parte centro meridionale del continente, tuttavia alcuni esemplari non migrano, e in alcune regioni come il nord d’Italia sono stanziali. Questo fenomeno sembra in aumento, particolarmente nelle città dove i germani reali sembrano trovare un’alimentazione sufficiente. Un altro fenomeno da evocare è l’inquinamento genetico (ibridazione con razze domestiche), che renderebbe i germani più pesanti e corpulenti dunque meno sensibili al freddo ma anche meno adatti alla migrazione.
Riproduzione: Il corteggiamento comincia a fine ottobre e continua fino marzo, la riproduzione vera e propria ha luogo tra febbraio e luglio in funzione dell’altitudine. Il nido è rudimentale e la scelta del luogo non è complessa, la femmina può utilizzare il suolo nudo o degli alberi cavi; è fatto di ramoscelli e di piumini che la femmina strappa da una zona particolare del suo petto. Il numero di uova può variare da 5 a 15. Solo la femmina cova per circa 26-28 giorni. Infatti, le piume della femmina le permettono di passare inosservata in mezzo alla vegetazione, se il maschio l’aiutasse nell’incubazione, il nido sarebbe facilmente individuato dai predatori e distrutto.
Dopo la nascita, è ancora la femmina sola che si occupa degli anatroccoli. Li conduce al piano d’acqua più vicino ed insegna loro a nuotare e nutrirsi fino a che siano in età di volare (7 settimane circa). Dopo un anno di vita avranno raggiunto la maturità sessuale.
Fonte: Wikipedia, Lipu | Foto: Francesco Scotto di Vetta
Civetta (Athene noctua)
Scritto da Francesco Scotto di Vetta in Schede uccelli il 16 giugno 2011
La Civetta (Athene noctua) è un rapace notturno di piccole dimensioni (21cm) appartenente alla famiglia degli Strigidae.
Morfologia: Ha un’apertura alare di 53-59 cm e un peso che varia da 100 a poco più di 200 grammi. Ha forme tozze, capo largo e appiattito, occhi gialli e zampe lunghe parzialmente rivestite di setole. La parte superiore è grigio-bruno macchiata di bianco mentre in quella inferiore è prevalente il bianco, macchiato di bruno.
Voce: Le civette hanno un ampio repertorio vocale. Il maschio emette un malinconico “hu-u-ou” ripetuto ad intervalli variabili, dopo 3-4 secondi. Talvolta, però, le civette emettono versi striduli e fastidiosi come autodifesa.
Habitat: In Italia è un uccello molto comune ed è diffuso in quasi tutta la penisola tranne che sulle Alpi. I suoi habitat preferiti sono nelle vicinanze degli abitati civili, dove c’è presenza umana, in zona collinare. Evita le zone oltre i 1000 m di altitudine poiché la neve limita fortemente le sue fonti alimentari.
Alimentazione: La civetta è carnivora. E’ capace di ingoiare le prede intere, salvo poi rigurgitare, sotto forma di borre, le parti indigeribili (peli, piume, denti, ossa, guscio cheratinizzato degli insetti). Si ciba di piccoli vertebrati e di grossi insetti.
Riproduzione: Nidifica tra marzo e giugno. La femmina depone 2-5 uova bianche in piccole cavità tra le rocce, negli alberi, nei muri di vecchi edifici, in tane abbandonate di mammiferi di media taglia e poi le cova per circa 4 settimane. In quel periodo è aiutata dal maschio nella caccia. Dopo un mese o poco più i piccoli lasciano il nido ma sono completamente indipendenti solo a 2-3 mesi di vita.
Fonte: Wikipedia, Lipu | Foto: Francesco Scotto di Vetta
Cinciarella (Cyanistes caeruleus)
Scritto da Francesco Scotto di Vetta in Schede uccelli il 16 giugno 2011
La Cinciarella (Cyanistes caeruleus) è un uccello passeriforme appartenente alla famiglia dei Paridi.
Morfologia: Leggermente più piccola della cinciallegra, lungo circa 10.5-12 cm, pesa intorno ai 12 gr. Ha un piumaggio molto vivace e presenta per entrambi i sessi una colorazione blu cobalto sulla nuca, sulle ali e sulla coda, verdastra sul dorso, una mascherina bianca, attraversata da una linea nera all’altezza degli occhi, e petto giallo zolfo.
Voce: Il canto è molto articolato e può essere udito tutto l’anno ma maggiormente nel periodo da Febbraio a Giugno. Varia tra un vivace tee, tee, tee ad un rimbrottante churr.
Habitat: Vive prevalentemente nei boschi collinari e pianeggianti, ma è anche un assiduo frequentatore di frutteti e giardini dove è possibile ammirarlo nelle sue acrobazie tra i rami, alla ricerca di cibo.
Evita gli spazi aperti per paura dei rapaci e se lo fa si innalza parecchio.
Alimentazione: La cinciarella è un insettivoro. Le sue prede preferite sono coccidi, afidi, larve, ragni e piccoli invertebrati che trova sugli alberi, ma nel periodo invernale non disdegna comunque semi, bacche e frutta.
Riproduzione: Il periodo dell’accoppiamento inizia a febbraio. La cinciarella nidifica in qualsiasi cavità degli alberi, ceppi, muri o nei nidi artificiali. Lo stesso nido è utilizzato anno dopo anno e costantemente protetto durante la cova. Viene realizzato utilizzando muschio, lana, peli e piume e le uova (normalmente 7-10 con guscio bianco screziato da punti scuri) vengono deposte tra Aprile e Maggio e covate per circa 15 giorni. I piccoli vengono accuditi da tutti e due i genitori per 15-20 giorni.
Fonte: Wikipedia, Lipu | Foto: Francesco Scotto di Vetta
Cinciallegra (Parus major)
Scritto da Francesco Scotto di Vetta in Schede uccelli il 15 giugno 2011
La Cinciallegra (Parus major) è la più grande delle cince appartiene alla famiglia dei Paridi.
Morfologia: Di lunghezza circa 15 cm, con apertura alare di 22-25 cm presenta un piumaggio verdastro sul dorso, con coda e ali grigio bluastre. Il capo e la gola sono di colore nero lucido, con guance bianche. Il petto giallo è attraversato longitudinalmente da una linea nera dalla gola all’addome che, nei maschi, è leggermente più larga.
Voce: Il suo canto vario e melodioso udibile tra metà gennaio e giugno, si articola prevalentemente da 2-3 sillabe ripetute come (es. “tici-tici-tici”).
Habitat: Predilige le basse altitudini, come le zone collinari e pianeggianti. Vive nei boschi di conifere, non disdegnando parchi, giardini e frutteti.
Alimentazione: Insettivora e granivora, nidifica comunemente sino a 1300m in boschi di conifere, non disdegnando parchi, giardini e frutteti.
Riproduzione: Prepara il nido in buchi di alberi e muri, 1-2 covate, da 6 a 11 uova. I piccoli vengono accuditi da entrambi i genitori per circa 20-30 giorni dalla dischiusa. Utilizza le casette nido artificiali.
Fonte: Wikipedia, Lipu | Foto: Francesco Scotto di Vetta
Le cinciallegre e il nido artificiale
Scritto da Francesco Scotto di Vetta in Birdwatching, Natura il 14 giugno 2011
Circa un anno fa decisi di provare a costruire un nido artificiale per cince. Era da tempo che pensavo di farlo ma vuoi per mancanza di tempo, mancanza di voglia e sopratutto per mancanza di un posto dove collocarla, avevo sempre rimandato. Mi ero informato più volte leggendo e rileggendo on-line l’esperienza di altre persone e mi preoccupava sopratutto riuscire a collocarla correttamente. Mi sarebbe dispiaciuto tantissimo disegnare, tagliare e costruire per poi scoprire di aver messo nel posto sbagliato il nido.
Dopo un po di girovagare in internet trovai un progetto che si avvicinava a quello che avevo in mente di fare.
(Onestamente non ricordo più il sito da cui lo avevo scaricato e se l’autore ne riconosce la proprietà sarò ben felice di aggiungere il suo nome in questa pagina.) Per cui mi documentai per bene e alla fine comprai il legno, un compensato multistrato da 2cm circa di spessore. Dopo qualche leggera modifica e qualche aggiunta personale completai la casetta e costruirla fu abbastanza semplice.
Purtroppo però ormai eravamo già in giugno. Il periodo ideale per collocare un nido artificiale dovrebbe essere alla fine della stagione invernale o all’inizio dell’autunno. Per questo motivo ho tenuto il nido “fermo” fino allo scorso mese di marzo. Una volta scelto l’albero, una bella quercia, e la posizione dove collocarla, è iniziata l’attesa e la speranza che qualche coppia di cince la scegliesse come dimora per deporvi le uova.
Purtroppo non vivo nel luogo dove ho installato il nido, per questo motivo non mi sono accorto della presenza delle cinciallegre se non agli inizi di giugno, quando ormai i genitori facevano avanti e indietro dal nido per portare il cibo ai piccoli. Ovviamente l’emozione e la soddisfazione di scoprire che la casa era stata abitata e che vi fossero dei piccoli all’interno, sono state grandissime. Lo scopo del nido artificiale infatti è sicuramente la grande passione per il birdwatching e la conseguente possibilità di poterli osservare da vicino, ma sopratutto l’opportunità di diffondere e dare un opportunità in più a questi uccelli di riprodursi e popolare i nostri boschi e le nostre campagne.
Nonostante il tempo grigio e la pioggia ho potuto scattare qualche prima foto ai genitori durante i loro viaggi. Spero di aggiornare presto questo post con nuove e migliori foto. Troverete oltre alle foto anche il progetto riveduto e rielaborato per la realizzazione del nido per chiunque voglia provare a realizzarlo.
E’ morto Giorgio Celli
Scritto da Francesco Scotto di Vetta in Natura il 13 giugno 2011
Purtroppo a malincuore riporto quanto appreso qualche minuto fa.
A inizio maggio aveva subito un intervento chirurgico per l’inserimento di by-pass. Il figlio aveva detto: “Sono le terapie che lo tengono in vita”. Professore universitario a Bologna, fu europarlamentare e consigliere comunale per i Verdi, volto televisivo di trasmissioni sugli animali e l’ecologia
Un mese fa il disperato annuncio del figlio, oggi l’epilogo: l’entomologo Giorgio Celli è morto questa mattina al policlinico Sant’Orsola-Malpighi, dove era ricoverato da tempo. Il suo volto è legato a molte trasmissioni trasmissioni sugli animali e l’ambiente, come “Nel regno degli animali”.
Entomologo ed etologo, Celli, che si era laureato nel 1959 in Scienze biologiche, è stato docente universitario all’Alma Mater di Bologna, presso la quale ha diretto l’Istituto di entomologia Guido Grandi. Fu anche scrittore e autore teatrale; nel 1975 ha vinto il Premio Pirandello con l’opera “Le tentazioni del professor Faust”. Nello stesso anno ha recitato in un film di Pupi Avati.
L’impegno per l’ambiente era diventato anche una missione politica. Dal 1999 al 2004 è stato europarlamentare e consigliere comunale dei Verdi.
Celli, 76 anni, era stato sottoposto all’inizio di maggio a un intervento chirurgico per l’innesto di “alcuni by pass”, come aveva raccontato il figlio Davide. L’intervento era stato reso più delicato dal fatto che Celli era “dializzato da tempo”. “Sono le terapie che lo tengono in vita: è attaccato a tanti tubi”, aveva detto il figlio un mese fa. “So che sono tutti bravissimi in ospedale e chiedo che facciano tutto il possibile per salvarlo”. Ma il miracolo non è riuscito.
Sarà aperta la Camera mortuaria all’ospedale Malpighi martedì dalle 7,30 alle 13,30. Seguirà una commemorazione funebre presso la Cappella di Santa Maria dei Bulgari all’Archiginnasio organizzata dall’Alma Mater Studiorum, alla presenza del Magnifico Rettore Ivano Dionigi.
Fonte: La Repubblica
Nuova Zelanda: ancora balene spiaggiate
Scritto da Francesco Scotto di Vetta in Ambiente, Natura il 3 marzo 2011
Chevron pagherà 8.6 miliardi danni ambientali in Amazzonia
Scritto da Francesco Scotto di Vetta in Ambiente il 16 febbraio 2011
ACCUSE pesantissime. Che un tribunale ecuadoregno ha ritenuto legittime: per i giudici tra 1964 e il 1990 la Texaco (oggi acquistata dalla Chevron) ha riversato nell’ambiente più di 68.000 milioni di litri (18.000 milioni di galloni) di rifiuti tossici nei fiumi amazzonici e ha abbandonato nella foresta almeno 900 pozze piene di residui delle estrazioni petrolifere. Inoltre la compagnia ha sversato accidentalmente 64 milioni di litri (17 milioni di galloni) di greggio a causa di rotture accidentali di oleodotti. A dirlo sono i 30.000 indigeni e coloni della provincia ecuadoriana di Sucumbios che hanno denunciato la compagnia.
“Sono passati quaranta anni da quando la Texaco iniziò le operazioni di estrazione in Ecuador, e con questo la paggior catastrofe naturale causata dalle attività petrolifere nella storia dell’umanità”, dice Pablo Fajardo, l’avvocato delle vittime. “Ci sono voluti 17 anni di battaglie giuridiche, ma finalmente la Texaco paga per i suoi crimini ambientali”. Secondo molti, il verdetto è un evento storico. Fajardo sottolinea che, a differenza di disastri come quello della Exxon Valdez (1989) o del Golfo del Messico (2010), il caso della Texaco è “un atto criminale sistematico che è durato per 4 decadi”.
La sentenza è stata emessa dalla corte Provinciale di Giustizia di Sucumbios presso Lago Agrio, una cittadina sorta nel cuore della foresta negli anni ’60 per lo sviluppo dell’industria petrolifera nella zona. L’inizio della disputa risale al 1993 quando gli abitanti di alcuni villaggi iniziarono una causa contro la Texaco. Nel 2001 Chevron acquistò la Texaco e ricevette il processo in eredità. Chevron è la seconda maggiore società petrolifera statunitense dopo ExxonMobil.
La decisione della Corte non soddisfa la compagnia. In un comunicato, la Chevron – che ha già annunciato di voler ricorrere in appello – definisce il verdetto “illecito ed inapplicabile” e fa sapere che non intende pagare il risarcimento. Il risultato non piace nemmeno gli avvocati delle vittime: il risarcimento richiesto inizialmente era di 113 miliardi (cinque volte superiore ai danni chiesti alla BP per l’incidente nel Golfo del Messico). Del risarcimento, 5.4 miliardi serviranno per risanare i terreni contaminati, 2.2 miliardi andranno invece per le cure mediche alle vittime dell’inquinamento, il resto servirà a ricreare l’originario ecosistema.
Basandosi sui dati ufficiali della mortalità in Ecuador, uno studio recente promosso dalla organizzazione Amazon Defense Coalition ha evidenziato come la catastrofe ambientale che affligge la foresta ecuadoriana possa provocare quasi 10.000 morti di cancro entro il 2080, questo anche se la Chevron attuasse un’immane opera di risanamento. “Stiamo pensando di ricorrere in appello, ma dobbiamo prima studiare le 187 pagine della sentenza”, spiega Fajardo. “Ogni volta che versavano sostanze tossiche nei fiumi, queste inquinavano l’intero bacino a valle, il danno che hanno fatto colpisce tutta l’Amazzonia.”
Fonte: www.repubblica.it
